20. Maggio 2022 Blog

Donne nel SaaS: Diana di
Bloomreach

Donne nel SaaS: Diana di Bloomreach

Abbiamo il piacere di presentarti una donna che si è fatta strada spostandosi di paese in paese, senza timore dell’ignoto. È esattamente la fonte di ispirazione che le nostre interviste bisettimanali “Donne nel Saas” vogliono proporre.

Diana lavora per Bloomreach, provider di software commerciali in rapida crescita. Grazie alla sua determinazione, risultato di una formazione commerciale, e a un’attitudine verso la complessità, Diana ha trovato il suo posto nel mondo dell’innovazione: un ambiente instancabile, proprio come la sua volontà di essere sempre attiva.

Ciao Diana, ti va di parlarci un po’ di te, del tuo ruolo e dell’azienda per cui lavori?

Mi chiamo Diana Fusekova e mi occupo di marketing digitale. Amo imparare cose nuove e sono appassionata di growth hacking.

Attualmente lavoro per Bloomreach, un’azienda di software della Silicon Valley in rapida crescita, leader nel settore commerciale e digitale, e faccio parte del team che si occupa di generare le richieste. Li aiuto a creare opportunità di vendita di qualità, principalmente gestendo il programma di webinar globale.

Ho diverse responsabilità: trovare idee per le campagne, creare concept, sviluppare strategie di marketing, gestire progetti. Mi occupo di comunicazione interna ed esterna e della configurazione tecnica del nostro strumento di automazione del marketing, Marketo.

Lavoro da Bloomreach da circa un anno e mezzo. A dire il vero però, considerando il numero di progetti a cui ho lavorato e l’esperienza accumulata, sembra molto di più!

Cosa ti ha ispirato o portato a entrare nel campo SaaS o nel mondo delle startup tecnologiche?

Non prevedevo di lavorare nel mondo tech. Durante gli studi, ho lavorato nel marketing per un’azienda di e-commerce B2C e ho collaborato ad alcuni progetti come freelance. Questo mi ha portato a lavorare per una multinazionale B2B poco prima di laurearmi, dove sono rimasta per alcuni anni prima di passare a Bloomreach.

Perché Bloomreach? Non vedevo l’ora di lavorare a nuove idee e nell’innovazione, per cui ho deciso di scegliere una carriera che mi mettesse alla prova e che mi facesse uscire dalla mia zona di comfort, al di fuori degli ambienti di lavoro che conoscevo. Volevo avere l’opportunità di provare qualcosa di totalmente nuovo, fresco e dinamico.

Ciò che mi ha spinto verso Bloomreach non è stata la possibilità di lavorare in un’azienda tech. La mia principale aspirazione era avere la possibilità di lavorare in un ambiente dinamico in un gruppo di colleghi stimolanti, che condividono e rappresentano i valori di un’azienda. Tutto questo in un ambiente che promuove la libertà creativa.

Bloomreach è un ambiente che mi mette alla prova professionalmente e mi stimola a livello intellettuale. Al contempo, mi permette di essere fedele ai miei valori, dato che è un’azienda che mette i dipendenti al primo posto. Infatti, per la mia esperienza, le aziende tecnologiche sono più propense a dare la priorità, in diversi modi, al benessere dei dipendenti rispetto agli altri settori in cui ho lavorato.

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Hai studiato tecnologia? Pensi che sia importante avere un’istruzione tecnologica per ottenere un lavoro in una startup tecnologica?

No, a dire il vero il settore tecnologico mi spaventava un po’. Tuttavia, anche allora le cose sconosciute e complesse mi attiravano molto. Mi piace imparare cose nuove e amo le sfide. Per questo, ciò che mi affascina e mi attira di più verso questo settore è il miglioramento e l’apprendimento continuo.

Ho studiato lingue applicate (tedesco e inglese) alla University of Economics di Bratislava. In seguito, ho ottenuto un master in International Business in Austria. La mia formazione è prettamente mirata al business, ma anche la tecnologia ha a che fare con il business: essa migliora i processi operativi, ottimizza le funzioni aziendali e aumenta la capacità di elaborazione dei dati.

Non c’era modo di sfuggire al mondo tech, indipendentemente dalla carriera che avrei scelto. Il mio compito nel marketing è quello di capire come unire l’aspetto creativo del settore (utilizzare concetti efficaci, per centrare i desideri e le aspirazioni delle persone) alla parte tecnica dei dati, dell’ingegneria digitale e dell’analisi.

Quando si tratta di transizione tecnologica, chiunque si trovi in una posizione simile alla mia teme di non avere competenze a sufficienza. Tuttavia, penso che l’aspetto più importante siano le cosidette “soft skills”. Il settore tech è flessibile, con una forza lavoro diversificata. La volontà di imparare, unita alla curiosità, creatività, flessibilità e una mentalità aperta sono elementi fondamentali per avere una carriera di successo nel mondo tech, indipendentemente dal ruolo.

Personalmente, sono costantemente alla ricerca di nuovi modi per creare soluzioni innovative. Cosa posso fare per cambiare il mondo? Come posso utilizzare la tecnologia per risolvere problemi nuovi o annosi? Il settore tecnologico mi offre esattamente ciò a cui la mia anima (lavorativa) aspirava.

Qual è stata la sfida più grande per te quando sei entrata nel campo della tecnologia e come sei riuscito a superarla?

Riuscire a capire appieno il prodotto, una sensazione che credo non mi abbandonerà mai. Ci sono sempre aggiornamenti e nuove funzionalità. La cosa positiva è che sono circondata da un team di persone su cui posso contare se qualcosa non mi è chiaro, o è totalmente nuovo, cosa che succede spesso se si lavora in un’azienda software.

Chi lavora nel marketing, non necessariamente si occupa dello sviluppo di app e prodotti, però deve capire come funzionano. Questo può influenzare la scelta delle parole quando si scrivono i contenuti. Quando si conosce un argomento a fondo, si è in grado di rendere le descrizioni semplici, comprensibili anche a chi visita il sito per la prima volta.

Un’altra sfida era tenere il passo con il mio team. Tutti i miei colleghi sono incredibilmente motivati e brillanti, il che mi motiva a raggiungere i loro standard di efficienza ogni giorno, o addirittura a superarli. In fin dei conti, siamo un unico team e ci facciamo forza l’uno con l’altro. La concorrenza amichevole è un modo per alzare i nostri standard.

Ripensando al tuo viaggio e a come sei arrivato dove sei oggi, c’è qualcosa che cambieresti se potessi?

Ho vissuto in più di sei paesi. Avevo solo 24 anni quando ho deciso di trasferirmi a Londra, la capitale del business in Europa, nella speranza di trovare finalmente una casa. 🙂 Quando ero studentessa, andavo negli USA per lavoretti estivi. In questo modo ho imparato la lingua anche per viaggiare meglio nel paese.

Dopo aver completato la laurea triennale, mi sono trasferita in Austria per migliorare il tedesco e seguire un master. Ho lavorato a diversi progetti all’estero. Ad esempio, ho trascorso sei mesi nella Repubblica Dominicana come responsabile del marketing online e dei social media. Sono anche stata a Monaco per un breve periodo, in cui mi sono occupata di ottimizzazione SEO internazionale.

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Sono estremamente grata per tutte le opportunità che ho ricevuto e posso dirvi in tutta onestà che da esse ho tratto insegnamenti che mi serviranno per tutta la vita. Quando vivi in tanti posti diversi, hai l’impressione di appartenere a ogni luogo e a nessuno contemporaneamente.. È un po’ come se la tua vita fosse in una valigia, ma la tua famiglia e i tuoi amici si trovano in tutto il mondo. Non cambierei assolutamente nulla, perché credo che ogni esperienza mi abbia insegnato qualcosa e mi abbia portato dove sono oggi.

Quale consiglio daresti alla te stessa più giovane?

Mi sono trasferita a Londra senza amici né un lavoro, in una città che può essere difficile ma piena di opportunità: spetta a te coglierle. Il consiglio che darei alla me più giovane è di non essere ingenua.

Pensavo che con la mia esperienza e la mia istruzione, Londra mi accogliesse a braccia aperte con le migliori opportunità di lavoro. Ma se non avessi avuto questa ingenuità, sarei rimasta in Slovacchia e avrei perso le fantastiche opportunità che poi ho potuto avere.

Ho anche imparato due cose a Londra. La prima è qualcosa che non ti insegnano a scuola, e cioè di essere sempre motivati, ricercare costantemente nuove opportunità e sforzarsi di avere buone relazioni con gli altri (questa proviene dal mio mentore – Ciao, Mark!). La seconda è che non importa la tua istruzione; ciò che conta è il tuo atteggiamento e la tua esperienza.

Non fraintendetemi. Avere una formazione è utile per imparare a svolgere un’attività, ti insegna come gestire il tuo tempo e affina le doti di ricerca e analisi. Ma quello che conta veramente è la tua determinazione nel raggiungere gli obiettivi.

Solo il 3% delle donne dice che una carriera nella tecnologia è la loro prima scelta. Perché credi che lavorare in una startup tecnologica o SaaS sia un buon percorso di carriera?

Perché è divertente! Bloomreach promuove attivamente l’atmosfera gioiosa e di divertimento al lavoro! Quale altra società coinvolgerebbe un imitatore di Elton John per un evento aziendale?

I progetti e le idee su cui lavoriamo sono molto originali! Questo è proprio ciò che rende divertente il nostro lavoro: come pensiamo all’innovazione e ci distinguiamo dagli altri! Se un’idea non funziona, la cambiamo rpidamente perché questo è quello che richiede il mercato. Un aspetto stimolante dell’innovazione è che non si finisce mai di imparare, perché devi sempre occuparti di cose nuove!

Il modo in cui si muove il mercato si sposa bene cone me: è dinamico, veloce e avido di novità. A volte io mi annoio facilmente, ma i cambiamenti tecnologici e la necessità di sperimentarli sono un buon antidoto alla noia.

Vedi una mancanza di presenza femminile nella tua startup? Se sì, come pensi che questo possa essere cambiato?

Nel mio gruppo di 13 persone in realtà ci sono solo 2 maschi! Ho colleghe di lavoro fantastiche, con le quali, in quanto siamo donne che lavorano in questo settore, condivido la stessa passione per le sfide della tecnologia.

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Per aiutarci l’un l’altra, abbiamo creato una piccola comunità tutta di donne, chiamata FAB, dove, a tavola o durante incontri informali, ci confrontiamo sul nostro lavoro e parliamo anche di cosa ci preoccupa.

Quale credi sia il valore aggiunto di avere più colleghe donne in un’azienda tecnologica?

In linea generale, le donne apportano elementi propri della propria natura, come empatia, intelligenza emotiva, capacità di far crescere e passione, tutte caratteristiche che i leader di oggi dovrebbero avere, per far fronte alle esigenze del business. Sono veri e propri strumenti, che trasformano la cultura del lavoro.

Inoltre, il prodotto tecnologico finale è utile a tutti, maschi e femmine, quindi avere più donne che si occupano di tecnologia porterà a innovazioni che riflettono i bisogni e le esigenze di almeno metà della popolazione.

Come possono i compagni di squadra uomini sostenere le loro colleghe a crescere professionalmente? Hai esperienza di questo comportamento?

Il coinvolgimento in ugual misura di maschi e femmine nelle diverse attività e negli incontri è un segno di questo comportamento. E lo è, allo stesso modo, anche l’affiancamento; aiutare le donne a progredire, offrendo opportunità professionali a chi è parte del team, investendo sulle loro capacità per offrigli la possibilità di avanzare nella loro carriera.

Svolgere attività di squadra e trascorrere del tempo insieme al di fuori del lavoro è un altro aspetto molto importante per permettere ai membri del team di conoscersi meglio, ma che promuove anche il senso di appartenenza, indipendentemente da sesso, anzianità, etnia, età o fase della vita.

Sono stata molto fortunata con i miei colleghi di lavoro. La maggior parte dei miei colleghi maschi sono attenti alle pari opportunità tra maschi e femmine, e molto spesso, se c’è un’iniziativa per sostenere le donne, arriva proprio da loro!

Cosa consiglieresti alle donne che vogliono entrare nel campo della tecnologia?

DI partire da se stesse, con un’autonalisi. Sono rimasta letteralmente scioccata nel vedere molte donne meravigliose e di successo, ma che hanno un basso livello di autostima. Credo che il nostro percorso debba partire proprio da noi stessi: come ci vediamo, cosa vogliamo fare.

Potresti dare qualche consiglio per la formazione, ad esempio letture utili a chi vuole lavorare nel campo della tecnologia?

Ho appena finito di leggere un libro di Brene Brown, Osare in Grande, sul potere dell’essere vulnerabili, e questa lettura mi ha insegnato un approccio diverso e nuovo alla timidezza, vulnerabilità, ansia e anche alla leadership!

Il concetto di “non è mai abbastanza” è radicato nella nostra società. Quello opposto, di scarsità, è sufficiente. Il tuo lavoro è sufficiente. Il tuo successo è sufficiente. Se pensiamo così, il nostro coraggio ci farà da guida. Questo è il primo passo per vivere con grinta e osare in grande, e… anche per decidere di lavorare nella tecnologia!

Posso anche dirvi di un altro paio di altri libri chconsigliati da mie amiche che lavorano in ambito tecnologico, e che sono nella lista dei miei preferiti: Brotopia: Breaking Up the Boys’ Club of Silicon Valley, di Emily Chang, e Female Innovators at Work: Women on Top of Tech, di Danielle Newnham.

Un’altra cosa che mi ha aiutato molto a migliorare è avere una persona di riferimento che lavora nell’industria tech, che mi fatto capire molto riguardo a questo settore.

Chi lavora nella tecnologia è sempre molto impegnato. Come gestisce l’equilibrio tra lavoro e vita privata? Hai tempo da dedicare ad altri progetti e alle tue passioni?

Il lavoro è molto intenso, dato che il mercato si muove molto rapidamente ed è molto dinamico. Avere una routine è fondamentale per gestire la mia vita privata e restare concentrata.

Inizio la giornata con 30 minuti di yoga seguiti da 15 minuti di meditazione, che aiutano la concentrazione, e a superare gli ostacoli quando la situazione diventa difficile. Ho deciso di inattivare lo schermo del pc per certi periodi, soprattutto durante la pausa pranzo, dove spesso leggo qualche pagina di un libro. Il mio benessere e la mia salute sono una priorità perché senza di esse, non è possibile lavorare bene.

Sono molto contenta di avere questo tipo di vita, e poterne parlare a tutti mi dà molta energia e motivazione. Partecipo con regolarità ad attività benefiche come il programma di tutoraggio con The Big Alliance e anche raccogliere fondi.

Correre è per me un’altra fonte di energia (fisica e mentale). L’anno scorso ho partecipato alla mia prima maratona, la maratona Richmond a Londra. Mi sono anche data un obiettivo personale, cioè raccogliere fondi per Justice and Care, un’organizzazione benefica che soccorre le vittime della schiavitù, assicura i criminali alla giustizia, e si dà da fare per promuovere un vero cambiamento.

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Sono stata ispirata da Viktor Frankl, un illustre psichiatra e neurologo ebreo. Nel suo libro, L’uomo in cerca di senso, Frankl scrive: “L’ultima delle libertà dell’uomo è di poter scegliere come comportarsi in ogni situazione, vale a dire di essere libero di scegliere il proprio modo di essere”. Per questo ho cambiato il mio atteggiamento e la mia resistenza nei confronti della sofferenza, e mi batto per chi non è libero.

Se te lo sei perso, c’è anche un’altra storia, quella di Zuzana di Minit

immagine ebook

Iniziativa Donne in SaaS

Sapevi che solo il 3% delle donne dicono che una carriera nella tecnologia è la loro prima scelta e solo il 5% delle posizioni di leadership nella tecnologia sono occupate da una donna? Con la nostra nuova iniziativa – Women in SaaS interviews,vogliamo ispirare più donne a unirsi al campo SaaS e alla tecnologia e combattere i pregiudizi legati alla tecnologia.

Ogni due settimane, puoi aspettarti interviste con donne ispiratrici che hanno deciso un percorso di carriera nel SaaS. Nel prossimo articolo parleremo con Jaana, Lead Project Manager di Piperdirive.

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